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domenica 19 novembre 2017
 
Il Prof. Luigi Di Bella
 
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Nove anni dopo, la medicina italiana riconosce la validità della “Cura Di Bella”

Succedeva nove anni fa. Un anziano signore che aveva dedicato tutta la vita alla scienza e alla ricerca di una cura per il cancro moriva nella sua casa di Modena inseguito da mille voci di ingiuria (“ciarlatano, profittatore, incompetente”), tristemente, come spesso accade ai grandi uomini che hanno la disgrazia di scontrare le loro idee col sistema del potere e del denaro.

Il professor Luigi Di Bella, negli anni Novanta del secolo scorso, aveva diffuso una cura contro il cancro di sua invenzione basata sull’uso terapeutico della somatostatina. Il professore, originario di Linguaglossa (Catania) sosteneva di aver curato e guarito dal cancro 10.000 persone senza particolari effetti collaterali. Ma l’intero mondo scientifico si mise contro di lui, gridando all’inefficacia di una cura che non aveva riscontri sicuri. La sperimentazione fu quindi interrotta, anche se alcuni pazienti mostravano già alcune risposte positive. In modo particolare, la “cura Di Bella” aveva il grande vantaggio, per i pazienti, di togliere dolori e sintomi e di ridare loro energia, anche con il cancro in stadio avanzato. Si sono rilevati casi, a Catania, di malati di tumore in grado di condurre una vita normale e senza sintomi, grazie alla cura Di Bella, mentre completavano le terapie contro il male.

Dopo nove anni di ingiurie e di oblio, oggi giunge notizia dalle altissime sfere della scienza. Il professor Umberto Veronesi dichiara che “esami attenti hanno convalidato che la terapia medica del professor Di Bella è efficace contro il cancro”. Ci si domanda, allora, perchè non si è attesa la fine degli esami prima di attaccare un povero uomo anziano, e perchè si è interrotta la sperimentazione che avrebbe potuto rivelare questa verità molto prima. In nove anni di inutile attesa… quante vite umane si sarebbero potute salvare?

Benessere Guidonia 11/08/2012
http://benessere.guidone.it/2012/08/11/nove-anni-dopo-la-medicina-italiana-riconosce-la-validita-del
   
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