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Se la cura è troppo cara per la pensione

Abbandona la cura perché non se la può permettere. Sono tante anche a Modena le segnalazioni di pazienti che sostengono di aver tratto beneficio dalla cura Di Bella.
E' il caso del padre di un funzionario pubblico modenese, affetto da cancro al midollo. Due anni orsono l'uomo era stato portato da un medico dibelliano per un ultimo consulto dopo le non felici conclusioni degli oncologi, secondo cui le sue condizioni sarebbero peggiorate di lì a poco.
Ritenuto non operabile (secondo i medici c'era la quasi certezza che rimanesse paraplegico dopo un eventuale intervento) e non sottoponibile a chemioterapia, se non con scopi palliativi, il paziente era in preda a dolori persistenti e a problemi di deambulazione.
«Quando lo portavo all'ospedale Sant'Anna di Ferrara», racconta il figlio, «riusciva a fare dieci passi, poi ci dovevamo fermare. Peraltro i medici lo avevano curato per molto tempo per mal di schiena e invece aveva un tumore che non avevano visto».
Il medico dibelliano, Aldo Reggio dell'ospedale di Monza, «lo ha preso in cura e ci ha detto che i primi risultati sarebbero stato ottenuti dopo sei mesi. Oggi, dopo due anni, sta molto meglio anche a livello generale, ha un miglior colorito, e cammina in autonomia».
Ma non è finita. «A settembre 2004 - prosegue il figlio - mio padre è addirittura andato all'estero, da solo, in automobile. Oggi riesce a camminare, lavora in casa, si sente forte e tutti quelli che lo conoscono se ne sono accorti. Il medico dice che dobbiamo continuare».
La cura non costa tanto ma la pensione non basta. E ora pensa di smettere.

Vincenzo Brancatisano

La Gazzetta di Modena 11/02/2007
   
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