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lunedì 11 dicembre 2017
 
Il Prof. Luigi Di Bella
 
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«Cura Di Bella, effetti positivi».

Tempo, spazio, energia, materia. Elementi che interagiscono e originano vita, che è crescita e trasformazione dell’energia in materia e viceversa nell’unità di tempo.
Questo il principio base della terapia biologica dl cui si è parlato nell’incontro dedicato alla terapia Di Bella, organizzato dall’Associazione nazionale famiglie contro il cancro. Quarto di un ciclo di cinque conferenze, l’incontro ha visto la partecipazione del dottor Achille Norsa e di Giuseppe Di Bella, figlio del professore la cui terapia fu al centro del dibattito scientifico e politico. Seguì la contestata e controversa sperimentazione del '98 con il ministro della sanità di allora, Rosy Bindi. E sulle anomalie di tale sperimentazione si sono soffermati i due relatori, sottolineando tra gli altri fattori, la somministrazione di farmaci scaduti a ben 1048 pazienti, la composizione del mix con soli quattro farmaci invece dei sette previsti, la non conoscenza da parte degli sperimentatori dei principi della terapia, la somministrazione della miscela di retinoidi con dosaggi Inferiori. Un metodo fortemente osteggiato e che vede, a causa dell’inserimento di una nota nella finanziaria 2007, compromessa la possibilità dl poter essere ancora scelta come cura dai pazienti.
Interessanti i casi di cura dei tumori polmonari di cui ha parlato il dottor Norsa, collaboratore del professor Di Bella. Casi gravissimi, con poche settimane di vita. Invece la cura Di Bella ha permesso comunque una vita più lunga anche fino a 24-36 mesi, con una buona qualilà della vita. «Casi disperati - ha commentato il dottore illustrando diapositive e tabelle - ma i dati sugli effetti positivi della cura Di Bella sono inequivocablil».
«Purtroppo il mercato protetto per le multinazionali - ha denunciato Di Bella - ha portato ad un asservimento totale della professione medica al dato finanziario. Le uniche strategie che restano ai cittadini sono la mobilitazione attiva per sostenere la libertà di cura oltre che lavorare per la promozione della vera e libera informazione».

L'Adige 28/02/2007
   
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