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Diritto e Giurisprudenza


TAR toscana – sentenza N. 2743 del 25/11/2002

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana,

Firenze

Sezione interna

ANNO 2002



composto dai Signori:


Dott. Maurizio Nicolosi Presidente f.f.


Dott. Andrea Migliozzi Consigliere


Dott. Domenico Lundini Cons. rel. est.,


ha pronunciato la seguente


SENTENZA


sul ricorso n. 1786/1999, proposto da Pampana Massimiliano, rappresentato e difeso dall’Avv. Fabio Rusconi e dall’Avv. Andrea Onesti ed elettivamente domiciliato presso lo studio del primo dei menzionati difensori, in Firenze, Via della Condotta 12;


contro


-il Ministero della Difesa, in persona del Ministro p.t.;


-il Distretto Militare di Firenze, in persona del suo Comandante p.t.; rappresentati e difesi dall’avvocatura Distrettuale dello Stato di Firenze;


per l'annullamento


del provvedimento di cartolina precetto della chiamata alle armi per il giorno 21.7.1999, da ultimo differita il giorno 21.6.1999


nonché per l’annullamento


del provvedimento dell’8.6.1999, ricevuto il giorno 24.6.1999, del Ministero della Difesa, Direzione >Gnerale Leva – Reclutamento obbligatorio – Militarizzazione Mobilitazione Civile e Corpi Ausiliari, di rigetto dell’istanza di dispensa dalla ferma di leva, presentata dal ricorrente in dta 5.12.1998, nonché di tutti i provvedimenti connessi presupposti e conseguenziali;


Visto il ricorso con i relativi allegati;


Visto l’atto di costituzione in giudizio e la documentazione prodotta dall’Amministrazione intimata;


Visti gli atti tutti della causa;


Designato relatore, per la pubblica udienza del 19.6.2002, il Consigliere D. Lundini;


Uditi, alla predetta udienza, l’Avv. D. De Sanctis, in sostituzione dell’Avv. Onesti, per il ricorrente e l’Avv. dello Stato U. Casali per l’Amministrazione;


Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue:


FATTO


Espone il ricorrente di aver presentato, in data 5.12.1997, domanda di dispensa dalla ferma di leva, ai sensi dell’art. 100 del DPR n. 237/64; che tale domanda era motivata sulla base della gravissima infermità della madre, affetta da leucemia mieloide cronica e della necessaria continua presenza in famiglia dell’odierno ricorrente, per far fronte alle disagiate condizioni economiche e morali della famiglia stessa; che in data 3.10.1998 il Ministero della Difesa ha comunicato il rigetto della domanda; che l’interessato ha presentato nuova domanda di dispensa datata 11.11.1998; che in tale domanda il ricorrente, che nel frattempo aveva trovato lavoro dal 21.10.1998 e con la propria retribuzione contava di far fronte alle difficoltà economiche della famiglia, ha prospettato il riconoscimento dell’invalidità civile del 100% alla Sig.ra Barni Sonia e le costose cure mediche (c.d. terapia Di Bella) intraprese per la stessa; che successivamente ha presentato documentazione in ordine ai fatti narrati. Peraltro, essendo intervenuto nuovo provvedimento ministeriale di diniego sulla domanda di dispensa, comunicato il 24.6.1999, al riguardo insorge l’interessato dinanzi a questo TAR, deducendo:


1)Carenza di motivazione. La domanda del ricorrente doveva interpretarsi come nuova domanda di dispensa e non come domanda di riesame, essendo fondata su fatti nuovi, sopravvenuti alla prima domanda, e quindi necessitava di autonoma, esauriente motivazione sui fatti stessi. Né la motivazione può essere individuata per relationem rispetto al precedente provvedimento, poiché, a maggior ragione dopo l’entrata in vigore del D.Lgs. 504/97, che elimina ogni discrezionalità amministrativa nella concessione della dispensa per i motivi ivi indicati, anche la motivazione del precedente provvedimento era carente ed illogica.


2)Travisamento dei fatti, atteso che l’Amministrazione aveva a disposizione nuovi elementi (riconoscimento invalidità al 100% della Sig.ra Barni Sonia, impiego del ricorrente, ingenti spese mediche sostenute dalla famiglia), mentre nel provvedimento si legge che non emergono fatti nuovi rispetto a quanto già reso noto.


3)Violazione di legge. L’art. 7, comma 1, del D.Lgs. 504, prevede (lettere c, d) le condizioni per la dispensa. La norma elimina ogni possibilità di esercizio di potere discrezionale dell’Amministrazione, configurando un vero e proprio diritto soggettivo. Nella specie, la P.A. doveva limitarsi ad accertare la sussistenza dei requisiti ed espressamente pronunciarsi. Il ricorrente ha documentato la sussistenza dei requisiti di legge: la madre convivente è affetta da malattia invalidante, del tutto assimilabile a quelle che danno diritto all’accompagnatore (tab. E DPR 834/81) e anche più grave di alcune di esse. La Commissione ha infatti riconosciuto l’invalidità del 100%. Ricorre anche il requisito sub b), sopra citato, atteso che il ricorrente ha documentato le spese necessarie per la cura, l’esistenza di un mutuo ipotecario per l’acquisto dell’abitazione familiare, nonché, da ultimo, la sua condizione di lavoratore subordinato la cui retribuzione costituisce un apporto economico necessario per il sostentamento della famiglia.


Conclude per l’accoglimento del gravame.


L’istanza cautelare è stata accolta, con ordinanza n. 428 del 28.7.1999.


L’Amministrazione è costituita in giudizio e chiede il rigetto del gravame.


Alla pubblica udienza del 19.6.2002, la causa è passata in decisione.


DIRITTO


Costituisce oggetto di contestazione, nel presente giudizio, il provvedimento in data 8.6.1999 del Ministero della Difesa, Direzione Generale Leva –Reclutamento Obbligatorio – Militarizzazione Mobilitazione Civile e Corpi Ausiliari – con il quale la P.A. dispone che “esaminata l’istanza di riesame datata 5.12.98 della domanda di dispensa presentata in data 5/12/97, non emergendo da essa fatti nuovi rispetto a quanto già reso noto, si conferma il contenuto del decreto N. LEV./426860/REA/4 del 7/10/98”. L’istante aveva in effetti prodotto una prima domanda di dispensa dal servizio militare, ai sensi dell’art. 100 del DPR n. 237/64. Tale domanda era stata respinta il 7.10.98 sul rilievo che “la presenza del giovane non è determinante né economicamente, in quanto non produce reddito, né assistenzialmente, in quanto la patologia della madre, seppur grave, non è analoga a quelle per le quali è previsto l’accompagnatore” ai sensi del DPR n. 834/1981. Peraltro, tale essendo la motivazione del primo diniego, deve riconoscersi, in relazione ai nuovi fatti sopravvenuti e rilevanti nella vicenda che ne occupa, che la seconda domanda di dispensa prodotta dall’istante nel novembre 1998, è stata erroneamente considerata, dalla P.A., come mera domanda di riesame di quella precedente, mentre essa era piuttosto una domanda nuova, basata (almeno in parte), come sottolinea il ricorrente, su nuovi presupposti ed elementi, che in quanto (e nei limiti in cui) erano stati prospettati dal ricorrente stesso all’Amministrazione dovevano da quest’ultima essere specificamente, adeguatamente ed espressamente presi in considerazione ai fini del riscontro dell’eventuale inveramento, nel caso in esame, delle condizioni di legge per la concessione dell’invocata dispensa. Ed in effetti non può negarsi che, tra la data della prima domanda (5.12.1997) e quella della seconda (11.11.1998), siano intervenute alcune circostanze (riconoscimento alla madre convivente del ricorrente in data 14.2/17.4.1998 dell’invalidità civile al 100% per infermità leucemica e documentazione delle relative spese di terapia, assunzione del ricorrente in data 21 ottobre 1998 come lavoratore subordinato) da valutarsi ai fini del riconoscimento della dispensa dal servizio militare ai sensi dell’art. 100 DPR 237/64 e dell’art. 7 D.Lgs. n. 504/1997. Nella specie, invece, la motivazione del provvedimento in data 8.6.1999, si limita, del tutto genericamente, a richiamare il precedente diniego, assunto sulla bae di presupposti fattuali diversi, senza considerare le nuove circostanze prospettate dall’istante. Dovendosi dunque riconoscere la carenza e l’insufficienza della motivazione assunta nel provvedimento in impugnativa (che nemmeno espressamente richiama e fa propri, a sua integrazione, atti, pareri o proposte presupposti), questo, con assorbimento di ogni altra censura non esaminata, dev’essere annullato, salve e riservate restando comunque le successive determinazioni di competenza della P.A..


Le spese, sussistendo giustificati motivi, possono essere compensate integralmente tra le parti.


P.Q.M.


Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana, Firenze, I Sezione, accoglie il ricorso in epigrafe ed annulla, per l’effetto, l’atto impugnato..


Compensa le spese.


Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità amministrativa.


Così deciso in Firenze nella Camera di Consiglio del 19.6.2002.


Dott. Maurizio Nicolosi - Presidente f.f. F.to Maurizio Nicolosi


Dott. Domenico Lundini - Estensore F.to Domenico Lundini


F.to Mario Uffreduzzi - Direttore della Segreteria


DEPOSITATA IN SEGRETERIA IL 25 novembre 2002


Firenze, lì 25 novembre 2002


Il Direttore della Segreteria


F.to Mario Uffreduzzi

TAR TOSCANA

25/11/2002
   
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