torna all'Home Page
   
lunedì 11 dicembre 2017
 
Il Prof. Luigi Di Bella
 
  Contiene 752 articoli  
  News  
  Rassegna stampa  
  testimonianze  
  relazioni mediche  
  Rassegna scientifica  
  Diritto e Giurisprudenza  
  Editoriale  
  dedicato a  
 
Leggi un articolo estratto a sorte
 
Glossario
Ricerca per lettera iniziale:
a - b - c - d - e - f - h - m - n - p -
t -
 
Contatti
tel: 055 7330595
fax: 055 353345
0187 563172
e-mail: atsat@mediastaff.com

Rassegna stampa


I fedeli di Di Bella: terapia anche nei centri pubblici

BOLOGNA - I «puri e duri» sono perentori: il cancro si batte con la cura Di Bella. Ovviamente, fra i fondamentalisti c’è l’erede naturale del professore modenese inventore di una terapia al centro di tante battaglie, cioè suo figlio Giuseppe, che sempre più assomigita al padre. Ma tra i «Colonnelli» qualcuno parla in modo ancora più deciso. Come Maria Rosaria Bandini, medico a Bari, che non ha esitazioni: «Ho trattato con la Multiterapia Di Bella (Mdb) cento pazienti operati per tumore: dopo sette anni non hanno più la malattia». Per dare più forza alla sua fiducia totale rivela «Anche per mia cugina, colpita due anni fa da un tumore alla mammella, ho preferito questa cura alla chemio. Non ho dubbi: con questo metodo la gente si salva».
In un convegno organizzato per rilanciare la battaglia pro Di Bella, di fronte ai fondamentalisti ci sono i possibilisti (dunque non nemici): cioè gli oncologi aperti alla sperimentazione e che guardano con speranza ai farmaci che Di Bella inserì nel suo cocktall terapeutico. In particolare, somatostatina e melatonina. La loro parola d’ordine è «sperimentiamo». La filosofia di fondo: non si può puntare su un unico protocollo terapeutico, il medico deve valutare caso per caso. «Come un sarto che fa l’abito su misura», spiega con un’immagine Stefano lacobelli, professore all’Università di Chieti. Nella Clinica oncologica da lui diretta sta verificando su trecento ammalati di carcinoma polmonare la reazione all’uso di un analogo della somatostatina, l’octreotide. Più armi a disposizione, più possibilità di successo. Ne è convinto anche Giuseppe Maria Pigliucci, chirurgo oncologo all’università Tor Vergata di Roma, gran sostenitore dell’efficacia dell’ipertermia: «Uccide il tumore mentre dorme». Con questa tecnica, usata quando radio e chemio non bastano, le cellule ammalate vengono riscaldate a 42/43 gradi e quindi sconfitte.
Nel dibattito promosso dalla neonata Società di Bioterapia Oncologica Razionale (200 fra medici, farmacisti e biologi, il nuovo sito internet www.metododibella.org, come vangelo scientifico il protocollo dello scienziato morto un anno fa) mancano i grandi avversari della tanto discussa Multiterapia. Assenti ma evocati, anzi bersagliati: di critiche. La chemioterapia e i suoi strenui sostenitori sono bocciati senza esitazioni. «Entro cinque anni dall’intervento chirurgico il 71 per cento degli ammalati trattati in questo modo soccombono al cancro», sostengono i dibelliani. Pronti ad esibire con soddisfazione i loro dati sulla diffusione della cura: «Sono 15 mila gli italiani curati con la Mdb da qualche centinaio di medici» e gli ultimi risultati: 250 casi di tumore trattati con successo. La dottoressa Bandini porta ad esempio un suo malato: «Colpito da carcinoma renale, gli avevano dato quattro mesi di vita. Dalla nostra cura sono trascorsi quattro anni e sta bene». Giovanni Rocca, medico a Genova, ricorda di essersi «convertito» quando lavorava a San Diego, California: «Un uomo colpito da cancro al fegato aveva peregrinato inutilmente da un ospedale all’altro. Nel 1999 approdò all’ambulatorio di Luigi Di Bella, che prescrisse sei mesi di cure. Quell’uomo, considerato spacciato, è ancora vivo».
I dibelliani doc convergono nel puntare il dito contro gli oncologi convenzionali anche per l’approccio psicologico: «Troppe volte considerano l’ammalato solo un numero». Il professor Paolo Lissoni, direttore del reparto di Radioterapia al San Gerardo di Monza, dice: «Guardano al tumore, non alla persona malata». Aggiunge: «In ospedale mi sento prigioniero di un dramma kafkiano. Sono convinto dell’utilità di certi farmaci che però non vengono forniti dalla struttura pubblica, per cui devo mandare i miei pazienti a comprarseli in farmacia». Lo scetticismo sulle basi scientifiche del trattamento viene respinto anche con l’ironia: «Non è l’acqua di Lourdes». Come dire: niente miracoli, si tratta di vere medicine. Giuseppe Di Bella snocciola un lungo elenco di ricerche internazionali per ribadire l’efficacia delle sostanze utilizzate dal suo mitico padre: somatostatina, melatonina, retinoidi, Vitamina D3, Vitamina E.
Per questo il convegno di Bologna rilancia la battaglia per arrivare alla terapia anti cancro gratis per tutti, cercando la rivincita dopo il pollice verso in sede di sperimentazione: «Chiediamo che negli ospedali pubblici sia garantita la libertà di scelta». Parte così una lettera appello ai parlamentari affinché il metodo Di Bella sia erogato da parte del Servizio sanitario nazionale.
Accettando anche una nuova fase di verifiche ma «senza ripetere gli errori commessi dai controllori».

Vittorio Monti

Il Corriere della Sera 24/05/2004
   
  stampa quest'articolo
<<:: Pagina precedente invia l'articolo ad un amico

 

 

 

Cerca su Atsat.it


nel sito
nell'archivio articoli

Tutte le parole
Ogni parola
Frase esatta


Ultimi 5 articoli

 

 




Area Riservata
 

Newsletter A.T.S.A.T.
 

Segnala ad un amico
Nome mittente

 

Nome destinatario

 
e-mail destinatario
   
   
   
 

Risoluzione minima 800 x 600 - copyright 2002-2003 A.T.S.A.T. Onlus Firenze
web design by Mediastaff Web Solutions La Spezia in memoria di Susi

Condizioni d'utilizzo| Informativa sulla Privacy