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lunedì 11 dicembre 2017
 
Il Prof. Luigi Di Bella
 
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Rassegna stampa


La politica del cancro.

Vi proponiamo di seguito una serie di dati, opinioni e pesanti indizi che fanno pensare all'esistenza di una politica della malattia, più che della salute, e lo facciamo anche riprendendo notizie degli anni scorsi ma ancora valide, per completare il quadro dello spreco (o peggio), di vite e soldi.

Quanto ci costa la spesa sanitaria

In Italia si va ridimensionando. Nel '90 era pari al 6,4% del PIL (ricchezza prodotta) mentre nel 2000 è “scesa” al 5,9 e se comprensiva del privato, le cifre sono rispettivamente dell'8 ed 8,1%, restando nella media dei paesi avanzati, solo che qui i servizi sono “un po' diversi”. Interessante il confronto con gli USA dove quasi non c'è una assistenza pubblica, e la spesa totale arriva al 13% del PIL. (11 Sole 24ore-Sanità 2/7/02) E' pensabile che il modello di vita americano porti ad ammalarsi il doppio o triplo di noi. Forse è meglio il nostro! O forse le cifre dimostrano quanto quel paese sia “in mano” a multinazionali del farmaco. Però dal Gazzettino del 20/1 1/03 apprendiamo che la spesa media pro capite in Italia, per i farmaci è di 1,376 che moltiplicati per 56 milioni di abitanti fanno 770 miliardi di E solo per le medicine “chimiche”, alle quali bisogna aggiungere le spese del personale e della gestione, oltre alle cure naturali non “passate” dalla mutua.

Invece del trapianto non potrebbero...

All'ospedale S. Orsola di Bologna, non riuscendo a trovare velocemente un fegato da trapiantare ad una donna arrivata in coma, (forse per avvelenamento da farmaci), hanno salvato l'organo (e la vita), aumentandone l'ossigenazione, collegandolo ad un'arteria importante. Dopo otto giorni la donna è stata dichiarata fuori pericolo con l'annuncio di dimetterla a breve. Nella conferenza stampa successiva, i chirurghi “hanno voluto” precisare che questo metodo non sostituisce i trapianti né è utile per le epatiti gravi od i tumori, anche se la stessa équipe lo aveva già sperimentato con successo nel 2001 in un caso analogo. Il fegato è l'unico organo capace di ricostruirsi da solo pur partendo da una piccola parte rimasta sana. (Il Piccolo 21/10/03) Peccato... non poter usare questo metodo per sostituire la chemioterapia dei tumori od i trapianti. Tra l'altro non costerebbe niente rispetto ai 100 milioni sia del trapianto che della chemio... ma soprattutto funziona, semplicemente, innocuamente, senza far soffrire... invece di “cancellare” le pensioni si potrebbe risparmiare in sanità... certo l'industria sanitaria dovrebbe accontentarsi di sfruttare meno l'affare malattia... anche Di Bella costava solo 6-700 E all'anno Troppo poco? 11 siero Bonifacio degli anni '60 poi non costava proprio niente... e niente è inaccettabile!

Poveri Medici

Su Il Giornale del 19/8/99 leggiamo che al tenace Pretore Madaro (Lecce) sembra strano che si indaghi solo su casi “alternativi” e mai su tutti i morti di chemioterapia. Bisognerebbe realizzare l'art. 32 della Costituzione che prevede la libertà di cura e bisogna quindi stabilire per legge che perlomeno la si permetta là dove lo Stato non garantisca buoni risultati coi suoi metodi. Addirittura da alcuni anni al medico è vietato usare in terapia, prodotti non previsti da una farmacopea (ufficiale) occidentale, in pratica obbligandoli ai farmaci di sintesi “approvati” ed omeopatici. Il metodo Di Bella è addirittura esplicitamente vietato con decreto, ai medici nell'ambito del Servizio Sanitario e comunque quando il medico non segue la cura (protocollo) “prevista” per le varie malattie, è perseguibile anche se sta solo cercando di fare il medico-ricercatore, per ottenere di più. In pratica solo le multinazionali possono fare ricerca e poi imporre “il loro punto di vista”. La chiamano scienza ma è solo l'ufficio postale delle multinazionali con gli “impiegati” in camice bianco, anche se qualcuno di loro continua a ribellarsi.

Cancro in Italia

Secondo il Piano Sanitario Nazionale 1998-2000 (ministeriale), in Italia i tumori maligni rappresentano il 30% delle cause di morte; negli uomini colpisce prevalentemente l'intestino, polmoni e stomaco mentre per le donne mammella ed utero. Si stimano in un milione i malati ed in 270.000 i nuovi malati annualmente (non si fanno statistiche), mentre la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi è del 40% (e non di oltre il 50% sbandierato dalla “loro” pubblicità).

Quello che hanno combinato con Di Bella

Vi ripresentiamo un “pezzo” apparso su questo giornale nel ‘99. Tra luglio e novembre '98 si è quasi conclusa questa sperimentazione iniziata a febbraio e poi bocciata “dalle autorità”. I dati di quel momento si riferivano solo a 386 pazienti dei primi nove gruppi, divisi per tipo di tumore e metodi di cura, i protocolli. Ma i gruppi sono 10, ed è meno noto che tuttora sopravvivano dopo più di un anno circa 900 malati terminali (803 secondo il ministero), quelli che avrebbero teoricamente dovuto morire in qualche settimana, mentre il solo Pretore Madaro ha le cartelle cliniche di 500 (11 Giornale 19/8/99). Si tratta del 47% del campione iniziale di 2.386 ai quali si sono poi aggiunti altri per una sentenza della Corte Costituzionale del giugno '98 che ha stabilito come un diritto la richiesta degli altri terminali inizialmente esclusi arrivando così a 4473. In due interrogazioni di luglio del Polo si afferma inoltre che il totale dei sopravvissuti di tumore al pancreas sono il 36%, citando dati dell'Istituto Superiore di Sanità; un risultato enorme rispetto alle cure “normali” (che ne curano il 2%). Per capire “l'arcano” sintetizziamo un bellissimo articolo di Brancatisano apparso su NEXUS di luglio ‘99 e che anticipa un suo libro, oltre a dati provenienti dal Sole 24ore (inserto Sanità di luglio '99) ed altre fonti.

Il “giochino” consiste nella definizione di efficacia. Le “autorità” considerano efficace il metodo solo se questo raggiunge l'obiettivo di diminuire la massa tumorale di almeno il 50% ed in sole 4-8 o 12 settimane, secondo i cancri, in circa un quarto dei pazienti, cosa ovviamente “difficile”, a meno di non letteralmente avvelenare tumore e paziente. Che poi questi 900 pazienti invece di schiattare subito, siano vivi ed anzi lavorano e con una vita normale grazie a Di Bella, pur con un tumore “diminuito di meno del 50%”, “non ha importanza”! Ma se funziona meglio dei “loro” farmaci sui moribondi è comunque valido, tanto più se usato su malati iniziali! No! Non ha importanza! Mah! La chiamano scienza.
L'ultimo gruppo (il decimo) composto teoricamente da 2.000 pazienti terminali “ha finito” nel giugno '99 . Qui lo scopo era solo quello di determinare il miglioramento delle condizioni di vita, a prescindere dal volume del tumore. Dal rapporto dell'istituto Superiore di Sanità che coordina lo studio, sappiamo che solo 769 sono stati effettivamente seguiti benché solo 21 fino a maggio. Gli altri sono deceduti (598=78%) o hanno rinunciato, per peggioramento dello stato (106 = 14%) e di 44 = 6% si sono persi i contatti. Ma 50 moribondi avevano avuto ugualmente un miglioramento o un non peggioramento.
Nel '99 seguono ancora questa terapia 600 persone circa mentre Brancatisano afferma che sono il 3% dei “migliori” sopravvissuti a godere tuttora della cura gratuita fornita dagli ospedali, secondo una direttiva riservata dì aprile '99 del Ministro Bindi.
Per capire le “sparizioni”, bisogna ricordare le manipolazioni sia dei farmaci che dei protocolli stessi da parte di produttori e dei primari. La cosa è stata ammessa dal Ministro e vi sta ancora indagando la Magistratura di diverse città, benché sul Il Giornale del 6/8/99 leggiamo che il Pubblico Ministero dì Firenze ha chiesto l'archiviazione (non ci meravigliamo...) per il caso delle vitamine “arricchite” con il cancerogeno acetone, in dosi talmente alte da essere percettibile all'olfatto e far stare immediatamente male i pazienti. E' comprensibile che molti siano scappati, una volta resosi conto che non li stavano curando come dovuto, magari stavano sentendo odore dì camposanto...
C'è un po' di confusione sui numeri ma sono sempre tanti gli ancora vivi grazie a Di Bella e 7.000 sarebbero complessivamente in cura. A coronamento di questa confusione citiamo il parere dell'autorevolissimo British Medical Journal secondo il quale il metodo Di Bella addormenta e risolve lentamente il tumore, quindi ha bisogno dì tempi di osservazione ben più lunghi delle “settimane”, validi invece per i farmaci che lo aggrediscono, uccidono. Inoltre per “capire” bisognava fare un confronto fra due gruppi curati con “Di Bella” e con i farmaci tradizionali (ovvio, pare che lo avesse chiesto anche Veronesi). Oppure avevano paura di farci una figuraccia? Come con i vaccini! E la chiamano scienza.

Una testimonianza

Vittorio De Nart è di Sacile (PN). Ha ancora un tumore al fegato ma curato con Di Bella sta molto bene. La vicenda è iniziata in aprile di quest'anno, quando gli è stata diagnosticata la malattia ed ha iniziato contemporaneamente sia la chemio tre volte al mese in ospedale, che il metodo Di Bella. I primi due mesi è stato malissimo, il terzo l'ha sopportato meglio. I sanitari (all'oscuro della cura Di Bella) erano sorpresi della regressione del 60% del cancro. C'è stata una pausa della chemio dopo tre mesi ed alla ripresa, il paziente è stato subito così male da rifiutarne la continuazione. Oggi, dopo sei mesi il tumore ha continuato a regredire, il nostro Vittorio sta benissimo ed è di ottimo umore.

Walter Pansini

Salute & Diritti - Health & Rights 31/12/2003
   
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