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lunedì 11 dicembre 2017
 
Il Prof. Luigi Di Bella
 
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Rassegna stampa

«Coi farmaci del prof. modenese morto di recente ha ripreso a camminare» «Cure iniziate nel 1998 e subito ho notato forti miglioramenti»
Terapia Di Bella ritarda la mia sclerosi

Dopo l’intervista, Antonio ci ha voluti accompagnare fuori personalmente. Ci ha fatto strada con la carrozzella, poi si è alzato, è sceso dal veicolo e si è aggrappato con una mano alla ringhiera della scala. Con l’altra ci ha dato una stretta forte come il metallo cui, dice lui, ”allude il mio cognome”.

Antonio Secondo Ferraro ha in mente di scrivere un libro sulla sua vita, sulla quale s’è abbattuta la sclerosi multipla, diagnosticata una decina di anni or sono in Australia, dove è nato e dove vive con i suoi familiari che nel 1955 emigrarono da Bovalino (RC) e si insediarono a Sidney. Lo avevamo incontrato ad agosto 1998, a Bova Marina, per la presentazione di un libro, nei giorni caldi della sperimentazione della cura Di Bella.

Era costretto a stare su un lettino, le sue condizioni erano gravissime, la sua testa era fissata dentro due tutori poiché non riusciva a tenerla ferma. Non aveva forza nelle gambe e neppure nelle mani. Volle essere presente e commosse tutti con il suo intervento. Ringraziò il professor Di Bella, poiché dopo poco tempo dall’inizio della sua cura sentiva di stare meglio.


Era venuto apposta da Sidney, nel 1998 e pochi mesi dopo dovette ripartire per l’Australia dove non fu facile reperire i farmaci, che pure sono venduti in farmacia, ma che i medici si sono rifiutati di prescrivergli perché ritenuti inutili.

«E quali sono i farmaci utili? - si chiede oggi Antonio con rabbia - Quei medici nel 1993 mi dissero: tu hai la forma peggiore di questa malattia e per te non esistono farmaci, tu peggiorerai nelle gambe, nelle braccia, nella vista, diventerai un vegetale e poi morirai». Sono cinque anni e le condizioni di salute del giovane migliorano, anche a detta dei medici australiani che comunque non vogliono saperne dei farmaci indicati da Di Bella.

Così, a luglio 2003 decide di rientrare in Italia.

Vuole farsi vedere da Di Bella e dal medico che gli ha prescritto la cura e che lo segue. Ma il destino vuole che quando lui arriva in Italia, Di Bella sia appena morto. «Ho pianto tutto il giorno chiuso nella mia camera - commenta con rabbia - Quell’uomo avrebbe dovuto vivere 120 anni. Invece gli hanno fatto passare quello che stanno facendo passare a me in Australia. Prima di iniziare questa cura mi sentivo di essere carcerato dentro di me, e non potevo uscirne. Volevo fare tante cose, ma sapevo di non poterle fare e quando ci tentavo mi alzavo e cadevo per terra. Tante volte ho pensato di andarmene con la carrozzella contro un camion. Perdevo le energie, mi si sdoppiava la vista, gli oggetti si muovevano, quasi mi strozzavo quando tentavo di deglutire. Già agli inizi della cura di Di Bella capii che stava succedendo qualcosa di buono dentro di me».


Il padre di Antonio dice di avere contattato tanti medici di origine italiana a Sidney ma nessuno riusciva a comprendere la terapia. Peraltro non esistono pubblicazioni scientifiche in merito e questo è il grande limite della cura, che tuttavia non esclude l’esistenza di questa testimonianza, che si aggiunge a tante altre di malati di sclerosi che, pur non guariti, hanno tratto beneficio, minimo o importante, dai farmaci in questione.

«I farmacisti - aggiunge il padre - verificavano al computer che le medicine c’erano ma non me le davano senza prescrizione medica». I medici lo seguivano, dice lui,«in un ospizio per anziani. Gli infermieri mi mettevano in bocca il cibo bollente dicendo di fare presto a mangiare e io sputavo. Quando nel 1998 i medici seppero che sarei venuto in Italia mi dissero che sarebbero stati soldi buttati».

I vicini di casa in Calabria oggi non credono ai propri occhi nel vedere Antonio. Che è certo malato, ma le cui condizioni sono migliorate in maniera eclatante. «Glielo avevo promesso quando andai via anni cinque fa. E ora dico loro: avete visto? Cammino un’altra volta, grazie a Di Bella».

Il dott. Calogero spiega farmaci e miglioramenti

«Ecco cosa da 5 anni diamo al signor Ferraro»


Luigi Di Bella ha dedicato grande impegno allo studio e alla cura della sclerosi multipla.

Abbiamo già riferito come sulla poltrona dove si era appisolato per l’ultima volta prima di morire, fosse rimasta una copia della rivista inglese “Science”, aperta proprio sulle pagine dedicate a uno studio su questa malattia: la sua ultima lettura scientifica.

Giovanni Calogero è il medico che segue da cinque anni in Calabria il signor Ferraro. Tanti altri pazienti affetti da sclerosi multipla seguono la terapia del professor Di Bella in Italia, cosa che nel 1997 fece infuriare i neurologi e anche le associazioni dei pazienti.

“Con la somatostatina ora si mette a curare anche la sclerosi, l’artrite reumatoide e l’Alzheimer!”, fu la critica rivolta al fisiologo modenese. In realtà la somatostatina non c’entrava nulla. Diversi infatti sono i farmaci indicati da Di Bella in questa malattia. Tra gli altri: retinoidi (derivati della vitamina A), melatonina, colina asfoscerato, citicolina, vitamine B1, B12, C, D, E, dopamina,colina, fenilalamina, tiroxina (ormone tiroideo). Inoltre, c’èun farmaco contenente acidi grassi polinsaturi ”Omega 3” di cui solo negli ultimi tempi si parla tanto. Il professor Di Bella lo prescriveva, stando alle testimonianze raccolte, fin dagli anni 80.

Dottor Calogero, quale ruolo svolge questa associazione di farmaci nella terapia della sclerosi multipla?

“Da una parte agisce migliorando la funzione dei neuroni, dall’altra tende a dare una forma di regolazione del sistema immunitario in modo da ridurre l’eccessiva risposta immunitaria. Migliora le condizioni generali, la circolazione, il consumo di ossigeno. Sono farmaci che tendono a migliorare e a potenziare la circolazione del sangue e a facilitare il consumo di ossigeno a livello cellulare e questo comporta un miglioramento delle condizioni generali. Ciò consente al’organismo di meglio affrontare una malattia grave e complessa come la sclerosi multipla”.

Tanti pazienti affetti da sclerosi multipla testimoniano benefici, ora lievi ora importanti, dalla terapia Di Bella. Perché non esistono pubblicazioni su questa terapia?

”Perché il professore ha spesso lavorato in solitudine. Ma dalle sue lezioni ho appreso molte cose interessanti. Mi hanno colpito i suoi ragionamenti circa il ruolo di queste sostanze che riescono a ridurre i danni della malattia in quanto agiscono sulla struttura del neurone potenziandolo e sul sistema immunitario, laddove si producono anticorpi che aggrediscono la mielina”.

Eppure i miglioramenti di Ferraro potrebbero essere legati a un naturale decorso della malattia che ha continue remissioni e ricadute.

”No, ad ogni ricaduta si aggiunge la sintomatologia clinica. Riuscire a recuperare danni gravi non è semplice e se questo paziente è migliorato, non certo guarito, dobbiamo chiederci perché. Il paziente non aveva avuto alcun giovamento dalle terapie tradizionali e aveva tutti i segni clinici della malattia: gravi alterazioni della sensibilità, della motilità e dell’eloquio, gravi disartrie, con grave tremore del tronco. La cosa eclatante è che appena ha iniziato la terapia ha avuto un netto miglioramento. E non sappiamo come starebbe ora se non avesse avuto problemi nel reperire i farmaci”.


Per saperne di più. Cosa è e dove rivolgersi.

Le varie forme di una malattia che colpisce 50mila italiani


La sclerosi multipla (Sm) o ”a placche” colpisce il sistema nervoso e si manifesta più tra i 20 e i 40 anni, con le donne che si ammalano il doppio rispetto agli uomini. Nella Sm succede che una sostanza di rivestimento delle fibre nervose chiamata mielina (serve a proteggere le fibre e ad aiutarle a condurre gli impulsi nervosi) venga a mancare in più zone (multipla) lasciando delle cicatrici indurite (sclerosi) definite placche.

L’Associazione sclerosi multipla (Aism), conferma che la causa esatta della Sm è sconosciuta, anche se i ricercatori ritengono che il danno alla mielina sia provocato da una reazione anomala del sistema immunitario che normalmente difende in nostro organismo da virus o batteri. Il mese scorso sulla rivista scientifica Jama è stata rafforzata ma non confermata l’ipotesi di un nesso tra una precedente infezione da mononucleosi e l’insorgenza della Sm. Si parla di una malattia autoimmune, in cui il nostro organismo attacca per errore i propri tessuti, nel caso specifico la mielina. Non tutte le persone hanno gli stessi sintomi.

I più diffusi sono: disturbi della forza, sensazioni di intorpidimento e ridotta sensibilità, disturbi della vista, spasticità muscolare, difficoltà di articolazione della parola.

La Sm è una malattia polimorfa che può presentarsi con diversi quadri clinici. La terapia dipende quindi dalle esigenze del singolo soggetto, tenendo conto del rapporto rischio-beneficio e della tollerabilità che ogni malato presenta nei confronti dei diversi farmaci. In breve, nelle fasi acute si usa per brevi periodi, mentre cronicamente, possono essere somministrate sostanze che servono a rallentare la progressione della malattia (beta interferone, copolimero 1, immunosoppressori, etc.).


Esistono poi molte terapie sintomatiche, che cioè non agiscono sul decorso della malattia, ma sui sintomi che da essa derivano. Non è detto dunque che si debbano a priori contestare le ipotesi scientifiche di Di Bella, visto che la stessa Aism, conscia dei limiti della Medicina convenzionale in questo campo non ha un atteggiamento di chiusura neppure verso le terapie alternative. Esse, si legge nel sito dell’associazione,”partono dal principio di trattare il corpo nel suo complesso e mirano a stimolare il potere curativo del corpo stesso piuttosto che a sopprimere semplicemente i sintomi.

La medicina complementare comprende un’ampia gamma di terapie tra cui l’agopuntura, la fitoterapia, l’omeopatia, l’osteopatia, la chiropratica, l’aromoterapia, ecc. La maggior parte delle terapie complementari non è stata sottoposta a studi scientifici come quelli usati per valutare i trattamenti proposti dalla medicina ufficiale’ e molto poche sono state testate nella SM; per questo motivo la loro efficacia non è provata. È sempre meglio rivolgersi al proprio medico di base o neurologo prima di prenderle in considerazione”.

Dopo che le cellule linfocitarie hanno danneggiato la mielina si innesca un processo di riparazione completo o parziale e il male può evolvere verso varie direzioni. La Sm è”benigna” se i sintomi regrediscono, senza che ci siano ricadute o se le ricadute, in assenza di disabilità, non siano ravvicinate nel tempo. La Sm è invece”remittente” se i sintomi almeno in parte regrediscono, per insorgere (insieme a nuovi sintomi) dopo mesi o anni. Qualora i sintomi invece di regredire progrediscono, conducendo alla grave disabilità, la Sm si dice “progressiva”.


Non esiste un unico esame per diagnosticare la SM, spesso diagnosticata per esclusione. Bisogna dunque fare leva su diversi mezzi: storia clinica, esame neurologico, risonanza magnetica, potenziali evocati (che misurano la velocità di conduzione degli stimoli lungo le fibre nervose), esame del liquor cerebrospinale. Si parla di 50 mila casi di SM in Italia, ma secondo l’Aism (a Modena, in via Schedoni, 27, tel.059.241069) non esiste un registro delle persone colpite dalla malattia.








Vincenzo Brancatisano

La Gazzetta di Modena 08/10/2003
   
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