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martedì 17 ottobre 2017
 
Il Prof. Luigi Di Bella
 
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relazioni mediche

Riassunto: Due casi di microcitoma polmonare vengono presentati con il corredo delle storie cliniche e della documentazione laboratoristica e d'immagine. I casi sono stati trattati con la sola MDB e hanno presentato un'evoluzione rapidamente favorevole, evidenziando un'efficacie risposta della neoplasia alla terapia instaurata.
Evidenza Di Efficacia Terapeutica In Due Casi Di Carcinoma Polmonare a piccole cellule trattati con la sola Mdb

Il carcinoma a piccole cellule (o a "grano d'avena") è un tumore del polmone di elevata malignità. Questa definizione farà riflettere qualora si tenga presente che, indipendentemente dal trattamento, la sopravvivenza a 5 anni, considerata per le neoplasie polmonari nel loro complesso, si aggira attorno al 10% o poco più. L'aspetto istologico è tipicamente caratterizzato da cellule di piccole dimensioni con citoplasma appena accennato e di aspetto rotondeggiante, ovoidale o fusiforme. La sua incidenza, tra tutti i tumori del polmone, oscilla tra il 5 e il 20%.
Oltre all'impiego, ove possibile, delle tecniche chirurgiche, vengono tuttora proposti, per questo tumore, altri, ben noti, approcci terapeutici. Concordamente viene considerato radiosensibile, ma, tra l'altro per la sua tendenza molto precoce e spiccata a dare metastasi, tale trattamento si rivela piuttosto deludente, anche se è stato ripetutamente riportato un modesto allungamento della vita media(5).
La sola chemioterapia dà risultati scarsi, tuttavia da alcuni viene sottolineata l'utilità della chemioterapia preoperatoria nei casi radicalmente operabili che giungerebbero a una sopravvivenza mediana di 26 mesi rispetto agli 8 mesi dei controlli.
E' stata proposta l'associazione radioterapia-chemioterapia, che pare al momento diffusamente impiegata (7); gli schemi possono essere concomitanti o sequenziali (3,6), ma a parte una certa migliore tollerabilità descritta per la seconda metodica, la sopravvivenza a 2 anni si aggira attorno al 15% e a 5 anni attorno al 5-6%, con un vantaggio piuttosto scarso rispetto ai non trattati (3). Altri studi propongono sopravvivenze leggermente migliori: in caso di tumori non operabili trattati con chemioterapia sistemica e radioterapia la sopravvivenza globale a 2 anni oscillerebbe tra il 19 e il 33%.
In uno studio recentissimo (1), condotto peraltro su una coorte di 28 pazienti, quindi non particolarmente ampia,si è proposta l'aggiunta del paclitaxel alla terapia standard cisplatino/etoposide (EP) associata alla radioterapia toracica.
Effetti collaterali importanti si sono manifestati in un'alta percentuale dei casi (neutropenia nel 32% e nel 20%, esofagite nel 13% e nel 16%, a seconda dei cicli). Il tasso generale di risposta è stato del 96% (risposte complete 39%; risposte parziali 57%). Dopo un follow-up di 23 mesi (range da 9 a 40 mesi), la mediana di sopravvivenza era di 22.3 mesi (95% intervallo di confidenza, da 15.1 a 34.3 mesi). Come si può notare, nonostante l'aggiunta di un terzo chemioterapico e la apparentemente brillante percentuale di risposte cosiddette "complete" (39%), la percentuale della sopravvivenza a meno di 2 anni rimane inchiodata attorno ai valori già noti e raggiunti con metodiche meno aggressive. Nella malattia metastatica e anceh in presenza di metastasi cerebrali si insiste nel proporre la chemioterapia sistemica anche se viene concordamente ammesso che la sopravvivenza a lungo termine in tali casi "è poco più che aneddotica" (2).
Questi indirizzi terapeutici si giustificano in quanto basati sull'accettazione dell'evidenza strumentale delle "risposte obiettive" (risultati parziali, del tipo della diminuzione del volume, sono segnalati nel 90% dei casi) assai più che sui criteri di sopravvivenza o di qualità della vita).
Non si può, infatti, dimenticare che effetti collaterali molto importanti vengono descritti nel 50% e più dei pazienti trattati con chemio e radio variamente combinate; si tratta di neutropenie gravi, aplasie midollari, fibrosi polmonari etc., e lo stesso decesso in taluni casi può essere provocato da tali effetti collaterali anzichè dalla malattia di base.

Risulta dunque evidente quale possa essere l'interesse per eventuali nuove proposte terapeutiche in tale campo. (n.d.r.)

I due pazienti oggetto di questa relazione presentano varie caretteristiche in comune: entrambi in età senile (anni 64 e 72), di sesso maschile, risiedono nella stessa regione, hanno manifestato clinicamente la malattia nello stesso periodo, hanno scelto di surarsi con la sola MDB, si sono rivolti allo stesso medico per la rispettiva prescrizione ed hanno presentato nell'arco di pochi mesi un sorprendente miglioramento radiologico. Vengono contrassegnati con le iniziali di cognome e nome e le ultime due cifre dell'anno di nascita.
I dati qui riportati emergono dalle cartelle cliniche inviate alla S.I.S.TE. dal medico prescrittore della MDB; i pazienti hanno autorizzato la pubblicazione. Si ringrazia il dott. A. Scala che, acquisita l'autorizzazione, ha fornito la documentazione necessaria.

M.F. 35. Il ricovero ospedaliero che porta al primo sospetto diagnostico risale al 30.8.99 ed è motivato da colica addominale.
Fra le indagini di routine la radiografia del torace evidenzia un addensamento polmonare dx, che appare immodificato al controllo una settimana dopo, per cui viene eseguita il 13.9.99 una TAC che dimostra: presenza di grossolana formazione espansiva a partire dal corno ilare inferiore destro (bronco lobare inferiore) con margini irregolari; diffuso interessamento interstiziale al polmone dx ed ispessimento della piccola scissura; lieve versamento pleurico; nodulo subpleurico in sede apicale dx; grossolane linfoadenopatie conglomerate e colliquate in tutto il mediastino.
Emerge dall'anamnesi che l 25.1.99 una radiografia standard del torace, eseguita dopo un incidente stradale, risultava senza segni di lesioni infiltrative

A. Preziosi

SISTE 30/04/2000
http://www.dibella.it/it/skepsis/art02.html
   
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