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domenica 25 giugno 2017
 
Il Prof. Luigi Di Bella
 
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Il "gioco" dell'informazione sulla Cura Di Bella

Sono un semplice cittadino che, ammalato di tumore, si è trovato a combattere una doppia battaglia: quella della malattia e quella di aver scelto di curarsi con il metodo Di Bella, poiché la medicina ufficiale aveva ormai fallito con me. Pur avendo avuto personalmente buoni risultati, ho dovuto assistere ad una campagna denigratoria da parte dei "baroni" della medicina che soffrono di mal gestito l'affare sperimentazione.
A suo tempo hanno cercato di intimidirmi e dissuadermi dall'intraprendere il MDB e così ho taciuto sulla mia scelta per paura di ripercussioni: devo, infatti, utilizzare la struttura pubblica per gli accertamenti diagnostici, ed ho saputo di malati "emarginati" perché avevano intrapreso la cura Di Bella. Qualche tempo fa mi sono permesso di visitare a Firenze il Breast European Cancer Congress dove le multinazionali vendevano ogni tipo di prodotti e baroni della medicina si aggiravano tra i vari stand con palese complicità, il congresso era sfacciatamente lussuoso. Sono rimasto, ancora una volta, stupito dal business che ruota attorno all'affare tumore. In ottobre dell' anno scorso sono andato a Roma per partecipare alla fiaccolata per la cura Di Bella, pensavo che saremmo
stati uno sparuto numero di persone, dato i risultati negativi pubblicati ed invece la piazza si è sorprendentemente riempita. Tanti ammalati come, nel silenzio delle loro case hanno continuato a curarsi e, come per incanto, ci siamo ritrovati a vivere la stessa gioia nel sapersi cosi numerosi e solidali. Timidamente il corteo si è snodato lungo via Cavour ed ai fori Imperiali, ognuno con la sua candela. La magia della notte illuminata dalla luna che faceva capolino da una giornata di pioggia, ha evidenziato le migliaia di fiammelle tremolanti. Gente di tutte le età, gente semplice, non abituata a fare cortei, riservati, come lo sanno essere gli ammalati. Non siamo abituati a vedere persone affette da tumore manifestare il dolore, e la speranza erano nei nostri cuori, ma l'unica certezza era di voler continuare a curarsi. Con mia gran sorpresa ho notato il grande assente: la televisione. Solo un cronista inviato, eppure eravamo più di 6000 (dati della polizia). Ci avevano dati tutti per morti? Forse non facciamo più comodo a nessuno. Meglio il silenzio, più facile far cadere tutto nel dimenticatoio.

Lettera firmata

A.T.S.A.T. 31/05/2000
   
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