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domenica 19 novembre 2017
 
Il Prof. Luigi Di Bella
 
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Rassegna stampa

Maggio 1997: la vicenda ha infiammato e diviso l'Italia La cronistoria. Dalla diffida dei medici alle dirette Tv, pretori e la sperimentazione
Ecco come esplose il caso

Esattamente 5 anni or sono scoppiava a Modena il caso Di Bella, che nel giro di pochi mesi conquistò l'attenzione dell'opinione pubblica. Attenzione mai sopita, visto che nei giorni scorsi il settimanale statunitense Newsweek ha dedicato un primo piano a Luigi Di Bella, medico modenese quasi novantenne ideatore di una terapia biologica anticancro basata su somatostatina, melatonina e retinoidi.

Era il pomeriggio del 27 maggio 1997 quando ai fax delle redazioni modenesi giunse un caustico comunicato firmato dal presidente dell'Ordine provinciale dei medici, dottor Nicolino D'Autilia, che diffidava i medici"dal trascrivere la somatostatina fuori dei casi previsti dal foglietto illustrativo" aggiungendo che non è etico prescrivere trattamenti costosi - la somatostatina allora arrivava a costare 516.000 lire al giorno -"in assenza di certezze sul piano dell'efficacia". La presa di posizione, che seguiva alcune apparizioni televisive dove Di Bella aveva sostenuto di avere guarito diversi malati di tumore con la sua terapia, ma in assenza di pubblicazioni su riviste accreditate, suscitò un vespaio di polemiche che rimasero relegate nelle cronache geminiane fino all'autunno.

Sullo sfondo una processione continua di disperati che sostavano davanti allo studio di via Marianini in attesa di essere ricevuti. Due puntate di"Moby Dick", il 6 novembre e il 17 dicembre, lanciarono Di Bella a livello nazionale, anche perché proprio in quelle ore, l'allora pretore di Maglie, Carlo Madaro, emise un'ordinanza con la quale condannò l'Asl di Lecce a fornire gratuitamente a un paziente del luogo la costosa somatostatina. L'avvenimento amplificò le proteste dei pazienti che giuravano di avere tratto benefici dalla terapia e che da anni chiedevano al ministero della sanità di prestare la dovuta attenzione. Seguirono manifestazioni soprattutto a Roma, organizzate dall'associazione Aian, tuttora dedita come quella di Modena e altre all'assistenza dei pazienti, e alla fine il ministro Bindi fu costretta di malavoglia ad affidare la sperimentazione clinica della Mdb all'Istituto superiore di sanità, e a superare le contestazioni dei luminari che non hanno mai ravvisato nella terapia alcun presupposto scientifico. Si testarono 9 tipi di tumore, i cosiddetti"big killers", i più difficili da guarire, e si reclutarono 386 pazienti che o erano"resistenti alle terapie convenzionali" o"orfani di terapia". Una buona parte dei pazienti aveva una"aspettativa di vita inferiore alle 12 settimane".

Altri pazienti stavano in condizioni meno gravi. Lo studio partì il 1 marzo 1998 e si concluse alla fine di ottobre ma non durò davvero 8 mesi poiché il reclutamento dei pazienti avveniva"in progress": l'ultimo paziente venne reclutato addirittura il 27 luglio. I risultati ufficiali furono un disastro: solo 3 pazienti raggiunsero l'obiettivo fissato dai test, troppo poco per continuare.

Analizzando le centinaia di pagine della sperimentazione si individuano dettagli significativi (ad esempio molti pazienti morirono entro poche ore dall'inizio della terapia, addirittura un paziente morì prima dell'inizio della terapia, anche se non fu computato nei risultati finali, ecc.) che è corretto tenere in considerazione se si vuole avere un quadro più realistico degli esiti che tutto il mondo aspettava con ansia. Dopo quasi 4 anni dalla bocciatura ufficiale il caso Di Bella è sempre in auge, il professore riceve i pazienti, i medici che prescrivono la sua cura si sono moltiplicati, le farmacie la vendono, moltissimi tribunali condannano le Asl a fornirla gratis, tra tanti malati che muoiono (il più delle volte - dicono i familiari - muoiono con dignità), altrettanti giurano di averne tratto giovamento fino alla guarigione.
La stessa Bindi firmò un'ordinanza (22 novembre 1998) dove si ordina alle autorità di fornire gratis la Mdb a tutti i pazienti della sperimentazione (e degli studi osservazionali ad essa collagati) che abbiano ottenuto una regressione o la stabilità del tumore: poiché questi pazienti secondo una nota della Bindi erano 900 nell'aprile successivo, in molti manifestarono perplesssità di fronte a una cura"totalmente inefficace e tossica" che ottiene quesi risultati sottoscritti dal ministro.

Si gridò pure alla truffa per lo scandalo dei farmaci scaduti somministrati ai pazienti per il quale è ancora aperto un procedimento penale a Firenze. Ma al di là delle irregolarità, che pure sono prevedibili in sperimentazioni messe su alla bell'e meglio, la domanda che tutti si pongono è: come mai a fronte dello zero assoluto di efficacia decretato 4 anni fa, oggi molti pazienti continuano a testimoniare i benefici, minimi o massimi, ottenuti con la Mdb? La risposta è semplice. La sperimentazione si proponeva di verificare se la Mdb sarebbe stata in grado, unicamente, di far regredire i tumori di oltre il 50% della massa in poche settimane, pena la bocciatura. Un obiettivo, questo, tipico per test del genere, che escludono analisi sulla sopravvivenza. Ma, considerata la natura biologica e non aggressiva della Mdb e la filosofia della convivenza col tumore propugnata da Di Bella, in molti hanno sostenuto l'incompatibilità dei parametri di valutazione. In mancanza di nuovi parametri (qualità della vità, diminuzione della velocità di crescita tumorale, aumento della sopravvivenza, ecc), che pure fanno capolino sulle riviste scientifiche internazionali, molti pazienti, indifferenti agli esiti dei test ministeriali, si accontentano di risultati meno drastici e repentini ma che, a sentir loro, non sarebbero da snobbare.

Vincenzo Brancatisano

La Gazzetta di Modena 29/05/2002
http://www.gazzettadimodena.quotidianiespresso.it
   
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