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venerdì 18 agosto 2017
 
Il Prof. Luigi Di Bella
 
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Rassegna scientifica


Empirismo diagnostico, prognostico o indagine scientifica?

“Insidiosa”' è stata chiamata la sindrome neoplastica, perché la percezione subobbiettiva deriva da una svariata alterazione di qualche struttura, direttamente o indirettamente correlate con il sistema nervoso sensitivo, direttamente o indirettamente con gli organi e le strutture che lo contengono. La latenza, il tempo cioè che trascorre dalla prima anomalia anatomica, alla prima percezione di detta anomalia, può variare enormemente, da pochi minuti, ad anni. Un'anomalia della coroide o della retina può precedere di attimi fugaci, la grave compromissione, fino anche alla cecità. Questa caratteristica compromette e rende a volte anche in maniera impossibile la diagnosi. La ragione che precede la sensazione può essere di svariata natura: meccanica, termica, chimica, acustica ecc. Se la stimolazione raggiunge una determinata intensità (soglia), allora la struttura risponde con una delle sue caratteristiche reazionali in tempi più o meno lunghi, dell'ordine anche di millesimi di secondi. La risposta si propaga verso i centri nervosi con una velocità di qualche millesimo di secondo. La percezione non è soltanto relativa alla fibra stimolata bensì alle strutture nervose centrali, con le quali la fibra contrae rapporti funzionali (sinapsi), per cui, ad esempio, una ferita da tempo cicatrizzata può suscitare lo stesso dolore o la stessa sensazione a lungo intervallo dallo stimolo che l'aveva prodotta, per cui un arto amputato può venire percepito parecchi anni dopo l'amputazione e riferito con sintomi di dolore, bruciore, contatto ecc.; quando cioè il moncone della fibra nervosa viene comunque sollecitato.
La sfasatura, spesso molto lunga tra lo stimolo e la percezione è frequente causa di errori temporali, ma anche di sovrapposizione, e lesione di immagini equivalenti o ritenute tali. Il tempo di latenza fra lo stimolo e la percezione, condiziona frequenti diagnosi, ovvero causa numerosi errori diagnostici, relativi oltre che alla diagnosi, alla natura, alle complicanze, alla gravità, all'estensione della malattia. Altra causa d'errore può essere la prevalenza o l'attenuazione di un sintomo o più sintomi contemporaneamente o a brevi intervalli percepiti o provocati. In questi casi alla diversa sintomatologia può associarsi varietà diagnostica e quindi anche errore diagnostico. Indipendentemente dal tempo di latenza, anche l'intensità dello stimolo può diventare odore, sapore, dolore. L'errore diagnostico può essere anche di natura,oltre che di sede; ad esempio un piccolo travaso di sangue può simulare l'effetto di un tumore, o come le conseguenze di una ipovitaminosi B1 può simulare uno stato neuritico.
Un aneurisma con le sue alternanze di dolore e di benessere può procedere la sua rottura e i sintomi conseguenti, anche di lunghi intervalli di tempo. Gli errori più frequenti si commettono quando i sintomi non sono continui, ma separati da episodi di calma o relativo benessere, cambiamento di sede, ritmo, o anche di eziologia. Nei tentativi di indagine possono nascondersi autointossicazioni di svariata natura, costanti o variabili nel tempo.
Non raramente l'eziopatogenesi rimane muta a lungo, quando l'ignoranza viene qualificata con gli epiteti "essenziale, sinecausa" ovvero viene coperta da un carattere essenziale del sintomo, pur sempre misterioso, come periodico stagionale ecc. Mentre un'alterazione anatomo-funzionale a carico di un organo, da normalmente sintomi in gran parte identificabili, meno frequente è in generel'autoidentificazione per molte neuropatie, per cui tutti i tipi d'indagine non sono spesso sufficienti. Contrariamente a queste considerazioni, sono numerose le sindromi del sistema nervoso che sono per la loro tipica esclusività tanto facilmente diagnosticabili, da non offrire difficoltà diagnostiche apprezzabili.Si passa perciò dall'estrema difficoltà all'evidenza immediata, come in tutti i campi della medicina, anche in questa emerge come qualità essenziale, la cultura, la pratica, l'eccletticità della preparazione generale e specifica in tutti i campi della medicina; come diceva Bacelli: "la somma culturale del medico è la sua capacità diagnostica".
L'orientamento moderno poggia le basi della diagnosi principalmente sui risultati di laboratorio e sulle manifestazioni ottenute con metodi eccezionalmente sofisticati. Non si tratta solo di diagnosi ma sulla percezione della diagnosi con le ripercussioni sulla prognosi e sulla terapia. Il tenore della vita moderna e la tendenza crescente verso il dominante "edonismo" rifuggono dalla tolleranza di affezioni per lo più trascurabile in passato, ma non più tollrabili nella comune vita moderna. Per tale motivo i mezzi tipici sono enormemente aumentati di numero, di affinità chimico farmaceutiche, di applicazioni obsolete. Nella vastità delle indicazioni terapeutiche emergono a volte sorprese inutili e dannose, come la sintesi della Talomide, tendenzialmente tornata in auge dopo la scoperta di alcuni singoli effetti. Viceversa non pochi farmaci di grande valore terapeutico sono stati abbandonati, non per questioni terapeutiche, ma per i più convincenti motivi economico-finanziari. Per- ciò i mezzi tipici in generale mutano a volte solo in apparenza, a volte con ripercussioni dannose per l'abbandono di valide formule che ogni tanto ritornano, sapientemente camuffate. Il più valido esempio è forse quello dell'aspirina universale, inevitabile componente di svariate malattie. L'empirismo tipico tende a eludere al rigore scientifico delle terapie, senza tutta- via dimenticare la parte che pur con sempre maggior rarità gioca l'applicazione terapeutica, l'esatta indagine scientifica.

Prof Luigi Di Bella

Per Vivere 10/09/2002
http://www.alternativepervivere.com
   
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